Invece di cercare l’ennesimo tema pronto ho descritto quello che volevo. Il lavoro più importante, però, non l’ha fatto l’AI.
Il tema giusto è sempre quello di qualcun altro
Chi ha un blog su WordPress conosce il rito. Si apre la directory dei temi, si sfogliano le demo, se ne installano tre o quattro. Ognuno ha qualcosa che non serve: slider, page builder, pannelli con quaranta opzioni. E ognuno manca proprio della cosa che volevi.
Personalmente ho passato tantissimo tempo a installare, nagivare, cercare, configurare temi per trovare quello che meglio si adattasse alle mie esigenze, e sopratutto che fosse un tema light e non un configuratore pieno di mille funzioni per me inutili.
Il motivo è semplice. Un tema pensato per migliaia di siti deve accontentare tutti, e quindi non è fatto su misura per nessuno. Questa volta ho provato a fare il contrario: invece di adattarmi a un tema, ho descritto quello che volevo.
Ho scritto i requisiti, non il codice
Ho aperto una conversazione con Claude e ho scritto quello che scriverei in un brief per il mio team.
Volevo un layout chiaro, leggero e minimale. In home, l’ultimo articolo in evidenza e sotto le anteprime dei precedenti. Poi le categorie e la ricerca. Un box con il link al mio libro. E un box con gli altri miei siti, che si notasse senza invadere la pagina.
Nessuna specifica tecnica e nessun mockup. La prima versione è arrivata già completa: template PHP, stili, font, e i box del libro e dei siti modificabili da Aspetto > Personalizza, senza toccare il codice.
Il lavoro vero è stato guardare e correggere
La prima versione era buona, ma non era ancora il mio blog. Il lavoro è iniziato lì, con un giro di revisione alla volta: guardavo il risultato, decidevo cosa cambiare e lo chiedevo.
Ogni mio articolo ha un’immagine, quindi le anteprime in home dovevano mostrarla. Ho molte categorie, e un elenco lunghissimo nella barra laterale era rumore: ora si vedono le otto con più articoli e un pulsante apre le altre. Nella pagina dell’articolo ho tolto del tutto la barra laterale, perché lì conta solo leggere. Infine ho spostato il box degli altri siti sopra le categorie.
Ogni modifica ha richiesto pochi minuti. Ma nessuna di queste decisioni poteva prenderla l’AI, perché dipendevano da come è fatto il mio blog e da come lo voglio.
C’è stato anche un bug vero. Controllando le anteprime su mobile è emerso che i blocchi di codice più lunghi allargavano la pagina oltre lo schermo. Su un blog dove capita spesso di pubblicare codice non è un dettaglio. È stato corretto, ma bisognava accorgersene.
L’AI ha scritto il codice. Sapere cosa volevo, e accorgermi di cosa non andava, è rimasto compito mio.
Cosa c’è dentro Margine
Il nome viene dalle note a margine: quelle che si scrivono leggendo, con l’evidenziatore in mano. Il giallo dell’evidenziatore compare in pochi punti. Sottolinea il titolo dell’ultimo articolo, compare quando passi il mouse sui titoli e colora il box con i miei altri siti.

Alcune scelte non si vedono ma contano.
- Font inclusi nel tema. I caratteri sono salvati dentro il tema e non vengono caricati da Google Fonts. Il browser di chi legge non contatta server esterni, un aspetto che in Europa ha anche risvolti legati al GDPR.
- Leggerezza. Niente framework e un solo piccolo script, quello che apre e chiude le categorie. Se JavaScript è disattivato, le categorie vengono mostrate tutte.
- Pagina dell’articolo. Il testo sta in una colonna di lettura comoda. L’immagine in evidenza è più larga del testo.
Il conto da pagare
Un tema fatto su misura non è gratis, anche se non l’ho comprato.
Non riceve aggiornamenti automatici. Se una nuova versione di WordPress cambia qualcosa, sistemarlo tocca a me. Non c’è un forum di supporto né una community che ha già incontrato lo stesso problema. E un tema non è un file qualsiasi: gira sul server e passa per ogni pagina del sito. Pubblicarlo senza capire cosa fa sarebbe come approvare una pull request senza leggerla.
Per me è un costo accettabile, perché il codice lo so leggere e modificare. Per chi non sviluppa, un tema ben mantenuto resta probabilmente la scelta più sensata. L’AI abbassa il costo di costruire qualcosa, ma non quello di mantenerlo nel tempo.
Cercare o costruire
Per anni la domanda è stata: quale tema scelgo? Per software piccolo e su misura come questo, la domanda sta diventando un’altra: so descrivere quello che mi serve?
Costruire costa sempre meno. Quello che non cala è la fatica di decidere: sapere cosa vuoi, riconoscere quando il risultato non va bene, prenderti la responsabilità di quello che metti online. Chi sa farlo ha un vantaggio vero. Chi non lo sa rischia di passare dal catalogo dei temi a quello delle risposte dell’AI, prendendo la prima che sembra funzionare.
Margine è online e mi piace. Se trovi qualcosa che non va, scrivimelo, oltre all’autore del blog, sono anche il suo sviluppatore.
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