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	<title>Internet &#8211; R.B.log</title>
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	<description>Costruire il futuro con codice, intelligenza e visione</description>
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		<title>Stiamo perdendo Internet?</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2025/06/17/stiamo-perdendo-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[“Il Web è stato progettato per essere uno spazio universale, accessibile da chiunque, ovunque.” — Tim Berners-Lee C’era una volta Internet. Una rete nata per condividere liberamente conoscenza, collegare persone,…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“Il Web è stato progettato per essere uno spazio universale, accessibile da chiunque, ovunque.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">— <strong>Tim Berners-Lee</strong></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta Internet. Una rete nata per condividere liberamente conoscenza, collegare persone, costruire ponti tra mondi diversi. Un luogo aperto, accessibile, decentralizzato. Chi ha vissuto i primi anni del Web ricorda con entusiasmo un mondo nuovo da esplorare, dove ogni clic era una scoperta, ogni sito una porta aperta sulla creatività altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi quella visione sembra lontana. E una domanda si fa sempre più urgente: <strong>stiamo perdendo Internet?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal Web 1.0 al 3.0: un’evoluzione (involutiva?)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo imparato a distinguere il Web 1.0, fatto di pagine statiche e siti vetrina, dal Web 2.0, quello partecipativo, sociale, in cui tutti potevano produrre contenuti. Poi è arrivato il Web 3.0, promesso come rivoluzione decentralizzata, basata su blockchain, identità digitali e autonomia individuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la realtà è diversa: il Web si è evoluto, sì, ma <strong>la sua gestione si è sempre più accentrata</strong>. I grandi soggetti privati – Meta, Google, Amazon, Apple, TikTok – <strong>hanno preso il controllo delle interfacce, dell’accesso, dell’esperienza</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’interfaccia è cambiata: ora c’è l’AI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’arrivo delle intelligenze artificiali generative, qualcosa è cambiato ancora più profondamente. Per cercare un’informazione, <strong>non si usa più un motore di ricerca</strong>, si fa una domanda a un assistente AI. Per organizzare un viaggio, si usa un’app. Per imparare qualcosa, ci si affida a un video “short”, non a un forum o un blog.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo costruendo <strong>uno strato di astrazione</strong> sopra la rete. E in questo strato, <strong>non vediamo più cosa c’è sotto</strong>. Non sappiamo da dove proviene un’informazione, chi l’ha creata, se è verificata. L’AI ci dà una risposta e noi ci fidiamo. Ma la rete, quella vera, <strong>è nascosta</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aprire un negozio? Usa i social, non un sito</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo, se volevi vendere online, la prima cosa che facevi era creare un sito web. Ora ti dicono: “Apri una pagina Instagram, un account WhatsApp Business, un profilo TikTok”. Gli e-commerce si spostano <strong>dentro le piattaforme</strong>, che offrono strumenti semplici, sì, ma <strong>a costo della libertà e del controllo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso accade per l’informazione, la cultura, la musica. Tutto è dentro un’app. Tutto è mediato da un algoritmo. <strong>Internet non è più un mare aperto: è un insieme di laghi recintati</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Censura e servizi a pagamento: due facce della stessa prigione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra minaccia silenziosa è la <strong>censura selettiva</strong>, esercitata sia da governi autoritari sia da piattaforme private. Interi siti vengono oscurati, contenuti rimossi, voci critiche silenziate – spesso senza un processo trasparente, senza diritto di replica. L’idea di una rete libera si scontra con l’interesse politico e commerciale di controllarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo, <strong>servizi un tempo gratuiti diventano a pagamento</strong>, o limitati a chi può permettersi l’accesso premium. L’informazione di qualità, l’educazione online, persino la visibilità sui social sono ormai <strong>beni venduti al miglior offerente</strong>. La rete, da strumento di democratizzazione, <strong>rischia di diventare uno strumento di esclusione</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa stiamo perdendo davvero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa trasformazione c’è una perdita sottile, ma enorme:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Perdiamo la scoperta non filtrata.</strong> Navigare oggi è come sfogliare un catalogo su misura: ti mostrano solo ciò che (secondo loro) vuoi vedere.</li>



<li><strong>Perdiamo la creatività libera.</strong> I contenuti nascono per piacere agli algoritmi, non per esprimere un’idea autentica.</li>



<li><strong>Perdiamo la trasparenza.</strong> Non sappiamo più chi controlla i dati, da dove arrivano le informazioni, come vengono classificate.</li>



<li><strong>Perdiamo la rete come luogo pubblico.</strong> È diventata una somma di spazi privati.</li>



<li><strong>Perdiamo l’accesso universale.</strong> Tra censura e paywall, il sapere torna a essere un privilegio.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/05/internet.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1536" src="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/05/internet.png" alt="" class="wp-image-2369" srcset="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/05/internet.png 1024w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/05/internet-200x300.png 200w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/05/internet-683x1024.png 683w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Internet oggi: una scatola nera?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rete esiste ancora. Esistono i server, i cavi, i protocolli. Esistono ancora i siti indipendenti, i blog personali, i progetti open source. Ma <strong>sono sempre più invisibili</strong>, sepolti sotto strati di applicazioni, interfacce, store, feed.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vediamo solo quello che altri hanno deciso di mostrarci.</strong> La rete, quella vera, è diventata una scatola nera.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>C’è ancora speranza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma dobbiamo <strong>ritrovare consapevolezza</strong>. Dobbiamo ricordarci che possiamo ancora:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Navigare fuori dalle piattaforme.</li>



<li>Leggere fonti originali.</li>



<li>Pubblicare su spazi indipendenti.</li>



<li>Usare motori di ricerca diversi.</li>



<li>Costruire siti, blog, progetti fuori dai recinti chiusi.</li>



<li>Sostenere economicamente chi crea contenuti liberi, senza algoritmi e senza censura.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Forse non riavremo mai più “Internet come una volta”. Ma possiamo ancora <strong>difendere l’idea di una rete aperta</strong>, costruita dalle persone, per le persone.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“Abbiamo costruito il Web, possiamo ricostruirlo. Possiamo scegliere una rete diversa.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">— <strong>Anonimo, ma potrebbe essere ognuno di noi</strong></p>
</blockquote>
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		<title>AI e pornografia: la rivoluzione silenziosa di un’industria sempre viva</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2025/05/06/ai-e-pornografia-la-rivoluzione-silenziosa-di-unindustria-sempre-viva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di intelligenza artificiale, si pensa spesso a settori come la sanità, la finanza, la mobilità o l’educazione. Ma c’è un altro ambito in cui l’AI sta lasciando…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di intelligenza artificiale, si pensa spesso a settori come la sanità, la finanza, la mobilità o l’educazione. Ma c’è un altro ambito in cui l’AI sta lasciando un segno profondo, anche se raramente se ne discute apertamente: il mondo della pornografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una novità che l’industria del porno sia sempre stata all’avanguardia. Ha guidato l’adozione di nuove tecnologie come il VHS, lo streaming, la realtà virtuale. È un settore che, indipendentemente dalle crisi economiche o culturali, ha continuato a evolversi, adattarsi, crescere. E ora, con l’AI, sta cambiando ancora.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo porno è digitale, artificiale e iper-personalizzato</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale ha aperto la porta a una nuova generazione di contenuti: video generati da zero, chatbot erotici in grado di simulare una relazione, personaggi completamente fittizi ma visivamente realistici. Oggi chiunque può “creare” una scena su misura con poche parole. Domani potremmo avere esperienze personalizzate che reagiscono in tempo reale alle nostre emozioni, alle nostre espressioni facciali, persino al tono della voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta solo di automazione, ma di un cambiamento di paradigma. Il contenuto non viene più semplicemente consumato: viene generato su richiesta, modellato sul singolo utente, costruito attorno ai suoi gusti, desideri, fantasie.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’intelligenza artificiale nel porno: un mercato milionario</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore della pornografia è già di per sé uno dei mercati digitali più redditizi: secondo alcune stime, genera oltre <strong>100 miliardi di dollari all’anno</strong> a livello globale. Ma l’arrivo dell’AI ha aperto nuove strade di monetizzazione.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I siti che offrono contenuti generati dall’AI stanno crescendo rapidamente, alcuni con tassi di traffico mensile superiori al 500% anno su anno.</li>



<li>Piattaforme come <strong>Unstable Diffusion</strong> (generazione immagini NSFW) e <strong>DreamGF</strong> (chatbot erotici) hanno raccolto milioni in investimenti o donazioni.</li>



<li>Il mercato dei <strong>deepfake a contenuto esplicito</strong> è esploso, con oltre <strong>95% dei deepfake disponibili online che coinvolgono contenuti pornografici</strong>, sollevando anche importanti questioni etiche e legali.</li>



<li>Le app di AI companion con funzionalità erotiche (come <strong>Replika</strong> nella sua versione non censurata) contano milioni di utenti attivi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non è fantascienza: è business, e anche molto concreto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un cambiamento che pone domande, non solo tecnologie</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa trasformazione, però, non è neutra. Mentre l’offerta cresce in quantità e qualità, emergono interrogativi profondi. Cosa succede al rapporto con il corpo, con la realtà, con l’altro? Che impatto ha tutto questo sulla sessualità, sulle relazioni umane, sulla percezione del desiderio?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio è che la simulazione diventi sostituto, che l’intimità venga confusa con l’interazione programmata, che la fantasia tolga spazio al confronto con l’altro, fatto di imprevisto, imperfezione, reciprocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo, ci sono questioni concrete che non possono essere ignorate: la tutela dell’identità nei deepfake non autorizzati, il rispetto del consenso digitale, il futuro occupazionale di chi lavora nel settore. Perché l’AI non sostituisce solo contenuti, ma anche persone.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un futuro da osservare con attenzione (e senza ipocrisia)</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’AI applicata alla pornografia è già realtà. Ignorarla o liquidarla come argomento scomodo non serve a nulla</strong>. È necessario invece guardarla per quello che è: un terreno avanzato di sperimentazione tecnologica e culturale. Un fenomeno che merita attenzione, regolamentazione e soprattutto consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di capire in che direzione ci sta portando. E di chiederci, con onestà, cosa stiamo cercando davvero quando cerchiamo piacere, connessione, presenza.</p>
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		<title>Entro il 2025 l’accessibilità digitale diventa legge: le PMI italiane sono pronte?</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2025/04/28/entro-il-2025-laccessibilita-digitale-diventa-legge-le-pmi-italiane-sono-pronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.robertobeccari.it/?p=2278</guid>

					<description><![CDATA[Nel corso degli anni ho avuto l’occasione di affrontare l’accessibilità digitale non solo come obbligo normativo, ma come principio fondante della progettazione. Ho scritto un framework e un player video…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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                	<i class="booster-icon twp-clock"></i> <span>Read Time:</span>3 Minute, 50 Second                </div>

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<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni ho avuto l’occasione di affrontare l’accessibilità digitale non solo come obbligo normativo, ma come principio fondante della progettazione. Ho scritto un framework e un player video completamente accessibili, e <strong>con il mio team abbiamo definito regole e buone pratiche per fare in modo che l’accessibilità non sia qualcosa da “aggiungere dopo”, ma una direzione chiara sin dall’inizio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, questo tema non è più riservato ai “più attenti”, ma diventa responsabilità concreta per moltissime PMI. Eppure, quello che ancora manca è consapevolezza: non basta dire “adeguiamo il sito”. Bisogna capire cosa significa, davvero, costruire esperienze digitali inclusive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo provo a fare un po’ di chiarezza su cosa cambia con la nuova normativa, su quali sono gli strumenti per iniziare e, soprattutto, su quanto sia importante non farsi trovare impreparati.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Vi rimando anche ad un altro articolo che ho scritto qualche anno fa <a href="https://www.robertobeccari.it/2022/02/18/software-e-accessibilita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.robertobeccari.it/2022/02/18/software-e-accessibilita/</a> dove elenco <strong>ventidue miti da sfatare sull’accessibilità</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Entro il 28 giugno 2025, le piccole e medie imprese italiane dovranno adeguare i propri siti web e servizi digitali alle norme dell’<strong><a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/disability/union-equality-strategy-rights-persons-disabilities-2021-2030/european-accessibility-act_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">European Accessibility Act</a></strong>, la direttiva europea che punta a garantire l’accesso ai servizi digitali anche alle persone con disabilità. È una rivoluzione silenziosa, ma di grande portata, che sta passando sotto traccia per moltissime aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non si tratta di un semplice “adeguamento grafico” o di aggiungere qualche etichetta qua e là</strong>. L’accessibilità è una questione complessa, che richiede competenze tecniche, progettazione consapevole, e spesso una revisione profonda dell’architettura del sito. Tuttavia, in molti casi, le imprese non ne sono pienamente consapevoli. C’è la percezione che basti poco per essere “a norma”, quando in realtà adeguarsi significa ripensare davvero l’esperienza utente, per renderla fruibile anche da chi utilizza tecnologie assistive, ha difficoltà visive o motorie, o interagisce con i contenuti in modi diversi dal solito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In Italia, le microimprese (quelle con meno di 10 dipendenti o fatturato sotto i 2 milioni di euro) sono esonerate dall’obbligo</strong>, ma tutte le altre – quindi una fetta ampia del tessuto imprenditoriale – dovranno garantire che i loro siti rispettino standard precisi, come quelli delle <strong>WCAG 2.1 a livello AA</strong> (Web Content Accessibility Guidelines). E qui iniziano le difficoltà: quanti siti web di PMI oggi rispettano davvero questi standard?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I requisiti spaziano dal contrasto visivo dei colori, alla possibilità di navigare un sito solo con la tastiera, fino all’uso corretto dei testi alternativi per le immagini o alla strutturazione semantica delle pagine. Spesso, anche siti esteticamente moderni risultano inaccessibili quando sottoposti a una verifica accurata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mancanza di consapevolezza rischia di trasformarsi in ritardo</strong>. E il tempo non è molto: adeguarsi richiede non solo interventi tecnici, ma anche formazione interna, aggiornamenti continui e spesso il supporto di professionisti del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di questi sforzi, però, i vantaggi non mancano. <strong>Un sito accessibile non è solo più inclusivo: è anche più usabile da tutti</strong>, più performante, spesso meglio indicizzato dai motori di ricerca e in linea con i valori di sostenibilità e responsabilità sociale che stanno diventando centrali anche nel mondo del business.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, l’Italia si sta muovendo, ma non abbastanza rapidamente, servirebbe una campagna di sensibilizzazione più ampia, capace di raggiungere davvero le PMI dove sono: nei loro uffici, nei loro e-commerce, nei loro gestionali artigianali spesso poco scalabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio, altrimenti, è arrivare all’appuntamento del 2025 impreparati, con l’ennesimo obbligo percepito come un’imposizione calata dall’alto. Ma l’accessibilità non è una scocciatura burocratica: è una grande occasione per fare un salto di qualità e rendere il web un luogo davvero aperto a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicherò qualche post con indicazioni, suggerimenti e idee su come implementare l&#8217;accessibilità in modo concreto dal punto di vista tecnico.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strumenti utili per testare l’accessibilità del tuo sito</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Adeguarsi alle linee guida dell’accessibilità richiede consapevolezza, ma anche gli strumenti giusti. Ecco alcune risorse gratuite (o con versioni gratuite) che puoi usare per iniziare a valutare il tuo sito web:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a href="https://wave.webaim.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>WAVE – Web Accessibility Evaluation Tool</strong></a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un classico nel mondo dell’accessibilità. Analizza il codice HTML e segnala problemi di contrasto, mancanza di etichette, struttura dei titoli e altro, con una comoda interfaccia visuale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a href="https://developer.chrome.com/docs/lighthouse/overview/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Lighthouse (di Google)</strong></a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Strumento integrato in Google Chrome, utile per valutare accessibilità, performance e SEO di una pagina. Basta attivarlo da “Ispeziona &gt; Lighthouse”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a href="https://achecks.org/achecker/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>AChecker</strong></a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Permette di testare singole pagine inserendo un URL o caricando un file HTML. Ti dice se il tuo sito è conforme a WCAG 2.1 e ti mostra i punti critici.</p>
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		<title>Il lato nascosto del digitale: perché i data center sono il nuovo terreno di scontro</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2025/04/24/il-lato-nascosto-del-digitale-perche-i-data-center-sono-il-nuovo-terreno-di-scontro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando clicchiamo “invia” su un messaggio, chiediamo qualcosa a un assistente virtuale o archiviamo una foto nel cloud, raramente ci chiediamo dove vanno a finire quei dati. Eppure, hanno una…]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando clicchiamo “invia” su un messaggio, chiediamo qualcosa a un assistente virtuale o archiviamo una foto nel cloud, raramente ci chiediamo <strong>dove vanno a finire quei dati</strong>. Eppure, hanno una destinazione fisica: enormi edifici pieni di server e ventilatori, sparsi in tutto il mondo. Sono i <strong>data center</strong>, il cuore silenzioso ma affamato del mondo digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, questi centri sono diventati strategici per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dei servizi cloud, della finanza, della pubblica amministrazione. Ma la loro espansione <strong>non è priva di conseguenze</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un’intelligenza (artificiale) sempre più esigente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’arrivo dell’intelligenza artificiale su larga scala ha cambiato le regole del gioco. Ogni algoritmo di AI, ogni chatbot o modello di linguaggio come quelli che usiamo oggi, ha bisogno di <strong>immense risorse computazionali</strong>. E tutto questo ha un prezzo: <strong>più data center, più energia, più impatto ambientale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli Stati Uniti, i data center già oggi consumano oltre il 4% dell’elettricità nazionale. Alcuni studi parlano di una possibile crescita fino al <strong>12% entro il 2028</strong>, trainata proprio dall’AI. Il raffreddamento dei server, poi, richiede <strong>milioni di litri d’acqua</strong> ogni anno, aggravando lo stress idrico in molte zone.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Data center: cosa sono e cosa comportano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cos’è un data center?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un edificio progettato per contenere migliaia di computer (server), cablati tra loro e connessi a internet. Ospita e gestisce dati, applicazioni, siti web, intelligenze artificiali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image.png" target="_blank" rel=" noreferrer noopener"><img decoding="async" width="1024" height="522" src="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-1024x522.png" alt="" class="wp-image-2273" srcset="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-1024x522.png 1024w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-300x153.png 300w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-768x391.png 768w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-1536x783.png 1536w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2025/04/image-2048x1044.png 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://map.datacente.rs" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">https://map.datacente.rs</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché servono?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni email, streaming, pagamento online o richiesta a un assistente AI, c’è un data center che lavora in tempo reale per elaborare e conservare i dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto consumano?</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Solo negli USA: 90 terawattora nel 2023</li>



<li>Raffreddamento: fino a 1 miliardo di litri d’acqua/anno per struttura</li>



<li>Crescita prevista con l’AI: +200% entro il 2030</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali impatti ambientali hanno?</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Elevato consumo energetico</li>



<li>Emissioni di CO₂ (quando alimentati da energia fossile)</li>



<li>Uso di suolo agricolo o aree naturali</li>



<li>Carico sulla rete idrica locale</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mappa italiana: tra boom e incertezza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia è al centro di un nuovo interesse internazionale. Secondo l’<strong>Italian Data Center Association</strong>, dal 2023 sono stati investiti <strong>5 miliardi di euro</strong>, con altri 10 in arrivo entro il 2026. In gioco ci sono decine di migliaia di posti di lavoro, nuovi hub tecnologici e visibilità globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma <strong>l’espansione è caotica</strong>. Non esiste ancora una normativa nazionale specifica: ogni Comune decide in autonomia, con esiti spesso contrastanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dove si trovano i principali data center in Italia?</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Milano</strong> – Il principale nodo italiano, grazie alla rete MIX (Milan Internet eXchange). Qui operano Aruba, Data4, Equinix e altri player.</li>



<li><strong>Roma</strong> – In forte espansione, con progetti importanti di Microsoft.</li>



<li><strong>Settimo Torinese</strong> – Progetto sospeso dopo la mobilitazione dei cittadini.</li>



<li><strong>Bollate (MI)</strong> – Progetto discusso su area verde agricola.</li>



<li><strong>Puglia (Brindisi, Lecce)</strong> – In fase progettuale, con l’obiettivo di intercettare i cavi sottomarini dal Mediterraneo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, il governo ha annunciato l’intenzione di <strong>mappare il territorio</strong> e identificare le zone più idonee per questi insediamenti, considerando criteri ambientali, rischio sismico e disponibilità energetica. Ma al momento, siamo ancora in una <strong>fase grigia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I giganti globali del cloud</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi sono i padroni di questi enormi magazzini digitali?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Amazon Web Services (AWS)</strong> Ha data center in oltre 30 regioni nel mondo. In Italia è già operativa a Milano. Non tutti i centri sono alimentati da fonti rinnovabili.</li>



<li><strong>Microsoft Azure</strong> Oltre 200 centri attivi. In Italia è attesa una nuova regione Azure a Roma. Microsoft promette emissioni negative entro il 2030.</li>



<li><strong>Google Cloud</strong> Pioniere della sostenibilità: dal 2007 è carbon neutral. Punta all’uso esclusivo di energia non fossile entro il 2030.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono colossi come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Switch (USA)</strong> con “The Citadel Campus”, uno dei più grandi al mondo;</li>



<li><strong>China Telecom (Cina)</strong>, che gestisce data center mastodontici per l’amministrazione pubblica;</li>



<li><strong>Yotta (India)</strong> e <strong>YTL (Malesia)</strong> con progetti su scala continentale.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una questione di equilibrio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di essere “contro” la tecnologia. Ma di <strong>chiederci come</strong> vogliamo che cresca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I data center sono ormai diventati un pilastro fondamentale della nostra economia digitale, eppure, in Italia stanno emergendo movimenti e proteste che ne mettono in discussione l’impatto, soprattutto quando questi impianti vengono progettati in aree verdi o senza un confronto con le comunità locali. È un dibattito importante e necessario, perché non possiamo fare finta che il loro peso ambientale non esista. Quello che serve, oggi più che mai, è una visione strategica a livello nazionale: linee guida chiare, un dialogo aperto con i territori coinvolti, e soprattutto la massima trasparenza su cosa consumano questi centri e quali benefici reali portano alle comunità che li ospitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo, la vera sfida è questa: <strong>conciliare innovazione e sostenibilità</strong>, senza sacrificare il paesaggio, l’acqua e l’energia di cui tutti – non solo il digitale – abbiamo bisogno.</p>
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		<title>Amazon condivide la tua rete con il vicino</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2021/06/01/amazon-condivide-la-tua-rete-con-il-vicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
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					<description><![CDATA[Ebbene sì, per ora è un test che sta partendo negli stati uniti, con il prossimo aggiornamento dei dispositivi, ma se dovesse andare bene, ben presto potrebbe arrivare anche da…]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ebbene sì, per ora è un test che sta partendo negli stati uniti, con il prossimo aggiornamento dei dispositivi, ma se dovesse andare bene, ben presto potrebbe arrivare anche da noi. Parliamo di <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.amazon.com/Amazon-Sidewalk/b?ie=UTF8&amp;node=21328123011" target="_blank">Amazon Sidewalk</a>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Amazon Sidewalk</strong> è una rete condivisa che aiuta dispositivi come Amazon Echo, Ring Security Cam, luci esterne, sensori di movimento e tracker Tile a funzionare meglio a casa e oltre la porta di casa. Se abilitato, Sidewalk può sbloccare vantaggi esclusivi per il tuo dispositivo, supportare altri dispositivi Sidewalk nella tua comunità e persino individuare animali domestici o oggetti smarriti.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Detta così <strong>sembra un progetto interessante e anche epico, bello, sì lo voglio</strong>. Nella realtà succede che <strong>Sidewalk crea una rete mesh con i tuoi vicini che possiedono dispositivi compatibili</strong>. più dispositivi ci sono, più la rete si allarga, potremmo arrivare ad avere interi quartieri connessi in un&#8217;unica rete. In sostanza, se i dispositivi del tuo vicino non funzionassero correttamente per problemi di rete, i dispositivi stessi, utilizzeranno la tua rete se questa dovesse essere funzionante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amazon inoltre afferma, sulla pagina del progetto&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Cos&#8217;è Amazon Sidewalk?</strong><br>Amazon Sidewalk è una rete condivisa che aiuta i dispositivi a funzionare meglio. Gestito da Amazon gratuitamente per i clienti, Sidewalk può aiutare a semplificare la configurazione di nuovi dispositivi, estendere la gamma di lavoro a bassa larghezza di banda dei dispositivi per aiutare a trovare animali domestici o oggetti di valore con i tracker Tile e aiutare i dispositivi a rimanere online anche se sono fuori dalla portata del loro Wi-Fi di casa. In futuro, Sidewalk supporterà una serie di esperienze derivanti dall&#8217;utilizzo di dispositivi abilitati per Sidewalk, come sicurezza e illuminazione intelligenti e diagnostica per elettrodomestici e strumenti.</p><p><strong>Perché dovrei partecipare ad Amazon Sidewalk?</strong><br>Amazon Sidewalk aiuta i tuoi dispositivi a connettersi e rimanere connessi. Ad esempio, se il tuo dispositivo Echo perde la connessione Wi-Fi, Sidewalk può semplificare la riconnessione al router. Per alcuni dispositivi Ring, puoi continuare a ricevere avvisi di movimento dalle tue Ring Security Cam e l&#8217;assistenza clienti può comunque risolvere i problemi anche se i tuoi dispositivi perdono la connessione Wi-Fi. Sidewalk può anche estendere il raggio d&#8217;azione dei tuoi dispositivi abilitati Sidewalk, come le luci intelligenti Ring, i localizzatori di animali domestici o le serrature intelligenti, in modo che possano rimanere connessi e continuare a lavorare su distanze più lunghe. Amazon non addebita alcuna commissione per iscriversi a Sidewalk.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se il mio vicino gestisce la sua rete in modo che i suoi dispositivi usino sempre la tua? non preoccupatevi, Amazon ha pensato anche a questo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>La larghezza di banda massima di un Sidewalk Bridge verso il server Sidewalk è di 80 Kbps</strong>, che è circa 1/40 della larghezza di banda utilizzata per lo streaming di un tipico video ad alta definizione. Oggi, quando condividi la connessione del tuo Bridge con Sidewalk, <strong>i dati mensili totali utilizzati da Sidewalk</strong>, per account, <strong>sono limitati a 500 MB</strong>, che equivale allo streaming di circa 10 minuti di video ad alta definizione </p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">E la nostra privacy?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino ci possano essere molti utenti non contenti di questa idea, Amazon dice anche che se non decidi di disabilitare questa opzione entro l&#8217;8 giugno, sarà l&#8217;impostazione predefinita, tutto a vantaggio di Amazon. <strong>È stato pubblicato un <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.amazon.com/gp/help/customer/display.html?ots=1&amp;slotNum=2&amp;imprToken=c6bce162-a083-fe05-f7a&amp;tag=arstech20-20&amp;linkCode=w50&amp;nodeId=GRGWE27XHZPRPBGX" target="_blank">whitepaper</a> che descrive in dettaglio le basi tecniche e i termini del servizio che secondo lui proteggeranno la privacy e la sicurezza</strong>. Il futuro è che Interi quartieri agiscono come una gigantesca rete Internet.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più livelli tra noi e ciò che sta oltre il dispositivo, sempre meno sapremo come funziona, chi gestisce i nostri dati, cosa succede quando siamo in rete. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per maggiori informazioni:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.amazon.com/Amazon-Sidewalk/b?ie=UTF8&amp;node=21328123011" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.amazon.com/Amazon-Sidewalk/b?ie=UTF8&amp;node=21328123011</a></li><li><a href="https://arstechnica.com/gadgets/2021/05/amazon-devices-will-soon-automatically-share-your-internet-with-neighbors/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://arstechnica.com/gadgets/2021/05/amazon-devices-will-soon-automatically-share-your-internet-with-neighbors/</a></li></ul>
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		<title>Internet: L&#8217;Attacco dei cloni</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2021/05/27/internet-lattacco-dei-cloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[clone]]></category>
		<category><![CDATA[Clubhouse]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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					<description><![CDATA[Parliamo di cosa succede quando un&#8217;idea riesce a ritagliarsi uno spazio, trova piccoli segmenti che i big non ritengono al momento interessanti. Queste idee devono prendere la loro forma, adattarsi…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di cosa succede quando un&#8217;idea riesce a ritagliarsi uno spazio, trova piccoli segmenti che i big non ritengono al momento interessanti. Queste idee devono prendere la loro forma, adattarsi agli utenti e cambiare in base agli usi, essere plasmate. <strong>Per questo ci vuole lavoro e il giusto tempo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso in questione è quello di <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.joinclubhouse.com/" target="_blank">Clubhouse</a>.<br>Nei mesi passati, quanti di noi hanno cercato, elemosinato, un invito all&#8217;app del momento? Già averla lanciata ad invito e solo per iOS ha attirato l&#8217;attenzione, da poso è disponibile anche per Android. Personaggi in vista e influencer hanno iniziato le loro Chat live, tutti volevano essere lì ad ascoltare. Elon Musk alla sua prima live ha fatto il &#8220;botto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La storia di Clubhouse è molto interessante</strong>, nel giro di pochi mesi, e grazie all&#8217;hype che i fondatori <strong>Paul Davison</strong> e l’ex ingegnere Google <strong>Rohan Seth</strong>, sono riusciti a generare, è passata da&#8230; nessuno ne sapeva nulla, a tutti vogliono iscriversi e un valore di mercato di circa 100 milioni di dollari (valore a gennaio 2021). Quando ci sai fare&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sicuramente il momento ha aiutato</strong>, costretti in casa ed essere passivi? meglio no, allora si legge (gli ebook in un anno hanno incrementato del 34%), si ascoltano podcast, si guardano video, corsi e webinar. Certo, qualche chat con gli amici, ma c&#8217;era bisogno di qualcosa di diverso. <strong>Abbiamo sentito la mancanza</strong> dello scambio di informazioni, partecipare a discussioni, <strong>cercare il confronto con altri</strong>, anche e soprattutto al di fuori della normalità. Clubhouse ha fatto tutto questo, <strong>ha trovato uno spazio e sopperito ad una mancanza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che il successo è cresciuto in maniera smisurata quando i più e gli influencer, soprattutto quelli meno conosciuti, <strong>hanno capito che l&#8217;app li avrebbe aiutati a fare numero</strong>, a farsi sentire in un contesto ancora privo della massa. L&#8217;obiettivo è stato fare Inbound Marketing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tutto questo non poteva passare inosservato, l&#8217;interesse scatenato da Clubhouse ha smosso i giganti del tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facebook si è attivato correndo ai ripari ed ha messo in piedi <strong>Facebook Live Audio Rooms</strong>, <strong>Twitter </strong>che da qualche tempo aveva già in cantiere un progetto simile e lancia <strong>Spaces</strong>, <strong>Linked-In</strong> con le sue <strong>Audio-Rooms</strong> e così via. Ma non solo loro, dopo che la Cina a febbraio ha bloccato Clubhouse, anche lì sono spuntati cloni come <strong>MiTalk </strong>di Xiaomi, <strong>Capital Coffee</strong>, <strong>Duihuaba</strong>, <strong>Clubhorse</strong> e non da meno, Alibaba sta lavorando a <strong>MeetClub</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle prossime settimane parleremo molto di <strong>audio, è la tendenza del momento.</strong> Audiolibri e podcast, gli investimenti di Spotify e Apple, le nuove funzionalità di ricerca di Google per presentare i Podcast nei risultati e molto ma molto altro.</p>
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		<title>FOMO vs Privacy</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2021/05/26/fomo-vs-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[la Fear of missing out&#160;(FOMO), o &#8220;paura di essere tagliati fuori&#8221;, indica una forma di&#160;ansia sociale&#160;caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre…]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>la <strong>Fear of missing out</strong>&nbsp;(<strong>FOMO</strong>), o &#8220;paura di essere tagliati fuori&#8221;, indica una forma di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ansia_sociale">ansia sociale</a>&nbsp;caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze, o contesti sociali gratificanti.</p><cite>Wikipedia</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, purtroppo per noi, è sempre più evidente, soprattutto tra i giovani. <strong>Questa &#8220;forma di ansia&#8221; ha però una conseguenza veramente crudele</strong>, per non sentirci abbandonati a noi stessi, <strong>accettiamo tutti i compromessi a scapito della nostra privacy</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il termine&nbsp;inglese <em><strong>privacy</strong></em>, in&nbsp;italiano<strong> riservatezza</strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>privatezza</strong>,&nbsp;indica, nel lessico giuridico-legale, il diritto alla riservatezza della vita privata di una persona.</p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sta succedendo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.robertobeccari.it/2021/05/15/whatsapp-e-arrivato-il-giorno-chi-non-accetta-e-fuori/" target="_blank">WhatsApp cambia i suoi termini di utilizzo</a> e se non accettiamo, non possiamo usare l&#8217;applicazione, Facebook viene multato per pratica commerciale scorretta, poca trasparenza nella gestione dei nostri dati, Apple con IOS 14.5 cambia le regole sulla privacy impendendo alle app di tracciare senza il nostro permesso.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2021/05/image.png"><img decoding="async" width="883" height="675" src="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2021/05/image.png" alt="" class="wp-image-1764" srcset="https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2021/05/image.png 883w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2021/05/image-300x229.png 300w, https://www.robertobeccari.it/wp-content/uploads/2021/05/image-768x587.png 768w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /></a><figcaption>Apple</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Google, come contro mossa, nell&#8217;ultimo Google I/O ha&nbsp;confermato&nbsp;che Android 12 includerà una dashboard per la privacy che darà agli utenti un facile accesso a tutte le loro impostazioni sulla privacy.&nbsp;La dashboard della privacy ti mostrerà una sequenza temporale di quando le app accedono alla fotocamera, al microfono o alla posizione del dispositivo del tuo telefono.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.xda-developers.com/files/2021/05/Privacy-Dashboard-in-Android-12-1-709x1024.jpg" alt="Dashboard sulla privacy in Android 12"/><figcaption>Google</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Unione Europea fa la sua parte</strong>, cerca di stabilire delle regole più stringenti per mettere in sicurezza i nostri dati, è iniziato con il <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Regolamento_generale_sulla_protezione_dei_dati" target="_blank">GDPR</a> e si continua <strong>con norme che di volta in volta vengono aggiornate e rifinite per cercare di mitigare questa cattura di dati da ogni parte</strong>, ma evitando di porsi come il male che cerca di portarci via la democrazia della rete.      </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mark&nbsp;Zuckerberg presentando un <a rel="noreferrer noopener" href="https://developers.facebook.com/f8/" target="_blank">F8</a> di qualche anno fa, disse che le nuove generazioni hanno un rapporto molto diverso con la loro privacy, correggendosi poi pochi mesi dopo, in seguito allo scandalo dei&nbsp;dati Facebook-Cambridge Analytica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è spiegato dal fatto che i nativi digitali non comprendono che la loro privacy sulla rete è alla mercè di chiunque sappia usare la rete, e loro stessi sono i primi a non sapere come funziona la rete. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi vincerà?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa è veramente una bella domanda</strong>, le nuove generazioni non sanno vivere senza la rete e in molti casi non possono, la FOMO ne è un esempio. <strong>La loro vita è oramai un avatar</strong>, i nuovi lavori sono in rete, le nuove amicizie sono in rete, la rete è contatto, è socialità. <strong>Come possiamo pensare ad una privacy che NON includa la rete</strong>. Come possiamo pensare ad una rete che protegga i nostri dati se noi stessi non sappiamo come funziona la rete al di là del nostro schermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È sicuramente l&#8217;argomento principale dei prossimi anni, la rete cambia e si adatta molto più velocemente di quanto noi siamo in grado di adattarci. <strong>Ciò che vale oggi, domani sarà obsoleto</strong>. Già oggi le leggi definiscono regole vecchie che poco si adattano ai cambiamenti in atto. Internet ha una propria linfa vitale che riuscirà sempre a sfuggire a chi cercherà di ingabbiarla. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Header image by&nbsp;</em><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.freepik.com/pikisuperstar" target="_blank">pikisuperstar</a><em>&nbsp;on Freepik</em></p>
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		<title>Google AMP le cose cambiano</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2021/05/24/google-amp-le-cose-cambiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[google]]></category>
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		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[Google AMP è un framework di componenti Web che puoi utilizzare per creare facilmente siti Web, storie, e-mail e annunci per gli utenti. L&#8217;idea, che non ha mai preso del…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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<p class="wp-block-paragraph"><a rel="noreferrer noopener" href="https://developers.google.com/amp" target="_blank">Google AMP</a> è un framework di componenti Web che puoi utilizzare per creare facilmente siti Web, storie, e-mail e annunci per gli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea, che non ha mai preso del tutto piede, <strong>benché Google stessa si fosse prodigata</strong> in mille modi, anche <strong>non molto corretti rispetto alla concorrenza</strong>, per farlo adottare da sviluppatori e piattaforme di gestione dei contenuti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>AMP </strong>è un progetto open source <strong>progettato per aiutare gli editori web a creare contenuti</strong> ottimizzati per dispositivi mobili <strong>che si caricano istantaneamente</strong> su tutti i dispositivi, evitando di caricare troppo la pagina con fronzoli e mirare direttamente al contesto.&nbsp;&#8220;Vogliamo che le pagine web con contenuti ricchi come video, animazioni e grafica funzionino insieme agli annunci intelligenti e vengano caricate istantaneamente&#8221;, ha&nbsp;scritto Google in un post sul blog.&nbsp;&#8220;Vogliamo anche che lo stesso codice funzioni su più piattaforme e dispositivi in ​​modo che i contenuti possano essere visualizzati ovunque in un istante, indipendentemente dal tipo di telefono, tablet o dispositivo mobile che stai utilizzando&#8221;. L&#8217;obiettivo è offrire la migliore esperienza mobile possibile ai suoi utenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Google AMP non è più necessario per il ranking</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Google per accelerare l&#8217;utilizzo di AMP, ha da sempre <strong>privilegiato </strong>questo metodo nell&#8217;<strong>algoritmo di ranking</strong>, questo ovviamente ha fatto sì che chi puntava a farsi notare dal motore di ricerca o nel contesto pubblicitario, generasse i contenuti usando AMP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un recente <a rel="noreferrer noopener" href="https://developers.google.com/search/blog/2021/04/more-details-page-experience" target="_blank">aggiornamento della documentazione della search central</a>, Google scrive questo&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ciò significa che l&#8217;utilizzo del formato AMP non è più necessario e che qualsiasi pagina, indipendentemente dal punteggio Core Web Vitals o dallo stato di esperienza della pagina, sarà idonea a comparire nel carosello delle prime notizie.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Stiamo anche portando aggiornamenti simili all&#8217;app Google News, una destinazione chiave per gli utenti di tutto il mondo per ottenere una visione completa delle notizie importanti del giorno.&nbsp;Nell&#8217;ambito dell&#8217;aggiornamento dell&#8217;esperienza della pagina, <strong>stiamo espandendo l&#8217;utilizzo di contenuti non AMP p</strong>er potenziare l&#8217;esperienza principale su&nbsp;<a href="https://news.google.com/">news.google.com</a>&nbsp;e nell&#8217;app Google News.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Inoltre, non mostreremo più l&#8217;icona del badge AMP per indicare il contenuto AMP.&nbsp;Puoi aspettarti che questa modifica arrivi ai nostri prodotti quando l&#8217;aggiornamento dell&#8217;esperienza della pagina inizierà a essere implementato a metà giugno.&nbsp;Continueremo a testare altri modi per identificare i contenuti con un&#8217;ottima esperienza sulla pagina e ti terremo aggiornato quando ci sarà altro da condividere.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Resta comunque valido che Google migliorerà il ranking delle pagine più veloci da visualizzare</strong> quindi è necessario rimanere focalizzati su questo fattore, una pagina lenta fa aspettare l&#8217;utente che di conseguenza non tornerà su quella pagina a meno che non sia strettamente necessario, questo abbasserà il suo ranking. Quindi, pagina essenziali e mirate al contenuto, non importa la tecnologia utilizzata, anche se AMP rimane di certo uno strumento valido.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché ora?</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Google AMP non è mai stato popolare</strong>.&nbsp;È stato controverso dal giorno in cui è stato introdotto e non è mai stato apprezzato, sembrava un modo di imporre una tecnologia di cui nessuno aveva necessità, importa per altro da un BIG Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stati molti <strong>controlli antitrust su Google</strong> e <strong>potrebbe aver avuto un ruolo in questo cambiamento</strong> di opinione.&nbsp;AMP offre a Google il controllo del Web e di ciò che può essere un sito web.&nbsp;Google si pone tra il visitatore e il sito.&nbsp;Ha tolto il controllo e l&#8217;indipendenza dai siti che si sentivano costretti a utilizzare Google AMP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora tutti i siti hanno una scelta.&nbsp;Se desideri classifiche più alte e più traffico dai motori di ricerca, devi ottimizzare il tuo sito per un&#8217;esperienza utente migliore, più performante e più veloce.&nbsp;E ora puoi scegliere la tecnologia che desideri utilizzare per arrivarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">AMP non è più un requisito di Google per creare un sito Web a caricamento rapido.&nbsp;Puoi sviluppare&nbsp;<a href="https://plausible.io/lightweight-web-analytics">un sito leggero</a>&nbsp;con un&#8217;ottima esperienza sulla pagina e i migliori punteggi Core Web Vitals anche senza utilizzare il modo limitato e controllato da Google di creare un sito web.</p>
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		<title>È arrivato il giorno, chi non accetta è fuori</title>
		<link>https://www.robertobeccari.it/2021/05/15/whatsapp-e-arrivato-il-giorno-chi-non-accetta-e-fuori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 May 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<category><![CDATA[app]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche se in tanti hanno snobbato la notizia, oggi è il 15 maggio, cambiano i termini di utilizzo di una delle applicazioni di chat più usate al mondo. Avete ancora…]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche se in tanti hanno snobbato la notizia, <strong>oggi è il 15 maggio, cambiano i termini di utilizzo di una delle applicazioni di chat più usate al mondo</strong>. Avete ancora qualche settimana per adeguarvi e decidere se continuare ad utilizzarlo oppure uscire e scegliere una o più alternative (Telegram, Signal, Discord, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede che <strong>WhatsApp cambia i suoi termini di utilizzo</strong>. Perché succede questo? Era necessaria una svolta, far crescere un&#8217;azienda che al momento non dava introiti quindi si investe su <strong>WhatsApp Business</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento è legato al fatto che <strong>da oggi sarà possibile effettuare acquisti in-app dai profili business</strong>. Sì, si potranno acquistare articoli tramite la chat. Essendo un&#8217;attività di tipo commerciale, gli utenti dovranno condividere dei dati personali che potranno essere condivisi con i commercianti. Questi dati andranno dall&#8217;indirizzo, alla carta di credito, e altre informazioni utili alla fatturazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo <strong>WhatsApp</strong> ha dovuto modificare le sue condizioni d’uso e l’informativa sulla privacy, inserendo una serie di regole e norme che proteggano questo scambio di dati. Essendo un cambio delle condizioni di utilizzo, tutti gli utenti dovranno accettarle, in caso contrario non potranno continuare ad utilizzare il servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiariamo però che chi non utilizzerà la funzionalità Business, non vedrà i suoi dati condivisi con nessun e non verranno utilizzati per eventuali tracciamenti, ma, accettando oggi, non sai cosa potrà succedere domani. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono certo che un numero smisurato di utenti accetterà senza preoccuparsi</strong>. Ricordate però, se accettate, i vostri dati saranno già di Facebook, ripensarci sarà tardi. Vi consiglio di leggere con attenzione le nuove condizioni, certo, saranno noiose, saranno scritte in piccolo, saranno piene di paroloni, ma <strong>se decidete di accettare, non lamentatevi</strong> poi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nulla è gratis</strong>, se succede, <strong>specialmente in rete</strong>, lo <strong>paghi con i tuoi comportamenti e la tua privacy</strong>.</p>
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		<title>Oggi è la giornata mondiale del cambio password</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Beccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 07:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Buongiorno a tutti, che ne dite di cambiare la password? Sì, oggi è il giorno giusto, è il &#8220;Word Password Day&#8220;, l&#8217;evento annuale dedicato al cambio password. Questa giornata nasce…]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class='booster-block booster-read-block'>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Buongiorno a tutti, che ne dite di cambiare la password?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, oggi è il giorno giusto, è il &#8220;<strong>Word Password Day</strong>&#8220;, l&#8217;evento annuale dedicato al cambio password.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa giornata nasce per sensibilizzare gli utenti <strong>su quanto sia importante proteggere i propri account</strong>, i dati, infatti, ci dicono che più della <strong>metà degli utenti non cambia mai password</strong>, nemmeno dopo un attacco hacker, molti <strong>usano sempre la stessa</strong>, anche per diversi servizi (posta, social network, ecc.), e che purtroppo <strong>usa sempre password facili da scoprire</strong> e spesso sono presenti nelle liste che si possono trovare in rete o nel dark web. Sappiate che ci sono persone che scoprono le vostre password e le vendono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questo ultimo anno</strong>, con lo <strong>smart working,</strong> i ripetuti <strong>lockdown</strong>, la <strong>DAD</strong>, e l&#8217;esplosione dei servizi online, <strong>un numero sempre più crescente di utenti si è riversato sulla rete</strong>, si sono registrati a servizi per connettersi, per acquistare servizi e contenuti online, tutto tramite dispositivi a portata di tutti come smartphone e tablet, semplici e veloci da usare. Scarichi l&#8217;app, ti registri, paghi se c&#8217;è necessità, e il servizio/prodotto è tuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dietro a questa operazione però abbiamo tralasciato un particolare</strong>, con tante App che mi chiedono di registrarmi, <strong>uso la mia mail ma quale password uso?</strong> e qui si scatena l&#8217;inferno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;app lo permette di registri usando il tuo account Google o Apple, fino a qui può anche andare bene, se hai usato una anche per quei servizi una password ben congegnata, ma se non è così? <strong>NON POSSO PENSARE AD UNA PASSWORD DIVERSA PER OGNI APP</strong> altrimenti mi fuma il cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per curiosità, vediamo prima le password più comunemente usate:</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.safetydetectives.com/wp-content/uploads/2020/05/Top-30Most-Used-Passwords-in-the-world.jpg" alt="Le 30 password più usate al mondo"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Se la tua password è tra queste, è un problema, <strong>CAMBIALA SUBITO</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante scegliere una password non tanto difficile da ricordare quanto difficile da scoprire, sono due cose molto diverse e che possono fare la differenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo qualche regola d&#8217;oro per questi momenti.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Cambiare spesso la password:</strong>&nbsp;cambiare regolarmente le password previene gli attacchi.</li><li><strong>Diversificare le password per ogni servizio online</strong>: non utilizzare la stessa password per più account, altrimenti hackerata una password, sono compromesse tutte.</li><li><strong>Non scegliere password deboli,</strong>&nbsp;facili da indovinare.</li><li><strong>Utilizzare programmi di password manager</strong>&nbsp;per generare, salvare e aggiornare tutte le password in una posizione crittografica protetta da un’unica password. <span style="text-decoration: underline;"><strong><em>(questa la consiglio fortemente)</em></strong></span></li><li><strong>Non conservare le password in luoghi poco sicuri</strong>&nbsp;come la memoria, un foglio di carta che potremmo perdere o file che potrebbero essere persi o rubati.</li><li><strong>Scegliere password lunghe,</strong>&nbsp;di almeno 8 caratteri, con lettere maiuscole, minuscole, numeri e segni speciali.</li><li><strong>Adottate una password affidabile</strong>&nbsp;che non ha nulla a che vedere con la vostra vita (es. la vostra data di nascita).</li><li><strong>Meglio utilizzare frasi piuttosto che parole</strong>: usare una sola parola come password non basta, è consigliato utilizzare frasi non facilmente reperibili ma comunque facili da ricordare: &#8220;QuEstA pUO&#8217; EssErE UtIle&#8221;. Pochi sapranno che è possibile utilizzare anche gli spazi in una password, dipende pero&#8217; dal servizio se lo consente o meno.</li><li><strong>Tenere aggiornati i dispositivi:</strong>&nbsp;per proteggere il proprio computer o smartphone, gli aggiornamenti di sicurezza sono importanti, soprattutto a fronte delle vulnerabilità recentemente scoperte chiamate Meltdown e Spectre. In generale viene raccomandato di mantenere sempre aggiornati i sistemi operativi, le applicazioni in uso e di installare gli aggiornamenti non appena disponibili.</li><li><strong>Usare l&#8217;autenticazione a due fattori:</strong>&nbsp;può&#8217; scocciare ma meglio perdere pochi secondi a completare la verifica in due passaggi che perdere piu&#8217; tempo nel rimediare ad un tentativo di hacking. <span style="text-decoration: underline;"><strong><em>(anche questo è consigliato se il servizio è importante)</em></strong></span></li></ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Ecco un suggerimento su come inventarsi una password</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla di complicato. Sì alle combinazioni uniche e facili da ricordare, basate su una stringa e associazioni di idee, no a banalità e complessità: è questa la regola per scegliere bene le sempre più numerose password che popolano la vita digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nostro io in rete</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sto parlando di avatar o cose strane. Oggi i telefoni sono una nostra estensione e purtroppo le statistiche ci dicono c&#8217;è ancora un elevato numero di utenti che non imposta un blocco di sicurezza. Non sono più semplici apparecchi per telefonare, quello è diventato secondario. Oggi sono estensioni di noi stessi sulla rete, comunichiamo usando chat e chiamate video, controlliamo i nostri risparmi, investiamo i nostri soldi e facciamo acquisti. Se ci rubassero, o peggio ci hackerassero il telefono, sarebbe un problema molto più grande di quello che potete immagine. Vediamone qualche esempio:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Potrebbe accedere al nostro conto bancario, non è importante se poi non possa fare operazioni, vedrebbe però quello che abbiamo in banca, le nostre entrare e uscite, ci farebbe i conti in tasca.</li><li>Potrebbe accedere alla nostra rubrica telefonica.</li><li>Potrebbe accedere al nostro profile social e le nostre chat, non sarebbe più in pericolo solo la nostra privacy ma anche quelle delle altre persone.</li><li>Vi viene in mente altro? A me sì e non sono cose belle. </li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Come vedete, una semplice operazione come la scelta di una password o una corretta protezione, può salvarci da problemi ben più grandi.</p>
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